COMPAGNI CHE ODIANO L’AVANTI! – di Valter Lavitola
Stento a crederlo, ma vari atomi della diaspora socialista fanno dichiarazioni contro l’Avanti! e la mia persona, nonchè muovono azioni dettate da un odio manifesto.Il motivo non nascosto è la vicinanza del nostro quotidiano al presidente del Consiglio. Capisco che Bobo non è stato più ricandidato da Forza Italia dopo le sue singolari prese di posizione, cosଠpure che Berlusconi ha rifiutato di candidare tutti quelli della vecchia nomenclatura. Comprendo anche che i post-comunisti abbiamo generato rabbia e disillusione in tutti quei compagni che, svendendosi, hanno consentito ai nipotini di Stalin di avere delle sponde realmente eredi del socialismo italiano. E ancora capisco che alcuni di questi compagni – con un’arroganza intellettuale poche volte riscontrata – rivendicano in esclusiva l’eredità politica e culturale del Psi e, più in genere, del movimento socialista italiano. Costoro dimenticano che oltre all’Avanti!, alle pubblicazioni di “Mondo Operaio”, ai partiti in miniatura vicini al Pd o, peggio, ai neo-comunisti, vi sono molte altre esperienze provenienti dalla storia socialista. Per citarne solo alcune: il Nuovo Psi, vari partiti regionali, la Fondazione Craxi, l’area socialista nel Pdl, il quotidiano “Socialista Lab”, il periodico “Il Garofano Rosso”, la Fondazione Bellisario, le associazioni Socialismo e Sinistra, Labour, la Uil, la componente socialista della Cgil, eccetera, eccetera. Elencare tutti i soggetti che, a buon titolo, rivendicano l’eredità del movimento socialista sarebbe troppo lungo.A mio avviso, tutti i soggetti gemmati dalla nostra storia hanno giustamente diritto, anzi, direi di più, il dovere di qualificarsi socialisti ed eredi del partito di Turati, dei fratelli Rosselli, di Nenni, Pertini e Craxi. Non mi sognerei mai di dire a qualcuno di quelli che ieri sono venuti a protestare davanti alla nostra redazione: “Tu non hai il diritto di professarti socialista!”; o, ancor peggio, dopo le persecuzioni che abbiamo subito: “Guarda che siccome tu hai scritto contro o a favore di qualcuno, sei un boia!”. Non è questione di educazione, nè di stile, è solo un’arroganza immotivata e stupida, che non ci appartiene. Credo sia utile a questo punto informare (non l’ho mai fatto prima perchè certe cose, se si fanno con il cuore non è giusto pubblicizzarle) i compagni dell’”Avanti! della domenica” che, poco dopo la sentenza del Tribunale di Roma che ci assegnava in modo univoco la titolarità della testata e del marchio “Avanti!”, Enrico Boselli, nella Galleria dei Presidenti della Camera dei deputati, mi disse: “Ma davvero vuoi impedire a noi di editare l”Avanti della Domenica’? Che danno ti potrebbe fare? Al massimo potresti perdere poche copie la domenica. Per noi dello Sdi sarebbe, invece, molto importante”. Io gli risposi che per me era difficile, date le diatribe, autorizzargli l’uscita di un giornale con una testata molto simile alla nostra. Al che, lui mi disse: “Basterebbe solo che, quando andiamo in edicola, tu prendi tempo per interdirci la pubblicazione”. Gli risposi che non avrei mai avuto animo di impedirgli di avere uno strumento in più per sostenere la loro iniziativa politica, benchè contraria alla mia. Ci abbracciammo, loro pubblicarono il loro giornale e, ogni volta che in seguito ci siamo incontrati, ci siamo intrattenuti come fanno due compagni. Sono molto felice di averlo fatto, lo rifarei volentieri, anche se mi rammarico che nei nostri simpatici avversari sia sparito lo spirito socialista, che significa solidarietà , rispetto, spirito di gruppo. Tutto quello che consentiva a fieri avversari, come Craxi, De Martino e tanti altri, di battagliare anche duramente, ma di trovarsi poi sempre a difesa del movimento e degli ideali socialisti. Manifestate pure: noi non ricambieremo mai!
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Caro Bobo, mentendo sull’Avanti! fai torto alla memoria di Bettino – di Valter Lavitola
L’ho già detto: la polemica tra noi è inutile, servisse almeno a farci riprendere dai giornali…A Bobo penso come al compagno della Giovanile, al figlio di Bettino al quale mi chiedeva di dare una mano poichè era quello più fragile. Per ossequio al padre, anche nelle frequenti e incredibili liti ho sempre dato ragione a lui. Capisco che sia necessario, per il giovane, trovare un sistema almeno per parlare. Se posso essergli utile in questo, faccia tutte le polemiche e le azioni che vuole (non potrei far altro che subirle, sempre per la promessa fatta a Bettino). È necessario, almeno, in ossequio al cognome che porta, che non oltraggi la memoria di suo padre, mentendo spudoratamente sulla ricostruzione della vicenda Avanti!In ogni caso, i fatti (documentati dal libro-verbali della Cooperativa) non stanno affatto come dice Bobo. L’assemblea era convocata proprio per il 19 gennaio 2000 alle ore 18. Alle 17 ci giunse la notizia che Bettino era morto e annullammo la riunione. È vero, già nelle assemblee del 23 dicembre e del 12 gennaio si era manifestata una forte contrapposizione che vedeva, da un lato Bobo e alcuni della vecchia nomenclatura, dall’altro me e gli altri che facevano il giornale. Il 18 gennaio, Bettino, che non sentivo – date le sue condizioni di salute – da almeno due settimane, volle parlarmi e mi disse: “Fai tutto il casino che ti pare, ma non distruggere l’Avanti!”.Caro Bobo, se non impari a comportarti a quasi cinquant’anni, dubito per il futuro. Fai il bravo, per piacere.
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IL “CLIENT” È SERVITO – Valter Lavitola
È encomiabile, al limite del commovente, il tentativo dei legali della famiglia Tulliani di difendere il proprio… cliente.
Già , perchè su questa parola si regge la tesi degli avvocati Carlo e Adriano Izzo, secondo i quali, nel passaggio “the clients sister seems to have a strong ties to one of the politicians involved” (tradotto: “la sorella del cliente sembra avere un forte legame con uno dei due”, riferendosi al conflitto politico tra Berlusconi e Fini, ndr) che si legge nel testo originale della mail inviata da Walfenzao a Gordon, ci sarebbero due errori che “scagionano” Giancarlo Tulliani. Il primo è che la parola “client” non indica che il cognato di Fini sia il proprietario della casa di Montecarlo. E il secondo sta nella grammatica della frase “clients sister”, alla quale manca un apostrofo, sia per il genitivo sassone “client’s sister” (la sorella del cliente, ndr) sia per la forma plurale “clients’ sister” (la sorella dei clienti).
Purtroppo, questa tesi avanzata dai legali di Tulliani è un’arrampicata sugli specchi degna del campione mondiale di free climbing.
In primo luogo perchè stride con le regole giuridiche del Commonwealth (a cui Santa Lucà¬a appartiene). L’Avanti! ha ascoltato i pareri di diversi esperti di Common Law, tra cui l’avvocatessa anglo-italiana Ines De Vecchi, che opera nel Regno Unito, ma la risposta è stata praticamente la stessa da tutti: nessun broker userebbe mai la parola “client” per indicare un affittuario. “Anzi – ci tiene a puntualizzare l’avvocato De Vecchi -, la forma corretta per individuare un affittuario è tenant”.
In poche parole, non avrebbe avuto alcun senso giuridico indicare nel termine “client” un affittuario. Anche perchè il cliente di Walfenzao non è l’affittuario, ma la società proprietaria dell’immobile. E “sembrerebbe alquanto bizzarro – aggiunge De Vecchi – se il mittente della mail parlasse della sorella del cliente, pur sapendo che il cliente è una società . È evidente che si parla di una persona fisica, che comunque in nessun modo potrebbe essere individuato nell’affittuario. Il cliente del broker è il proprietario dell’immobile, non l’inquilino che paga l’affitto”. Più chiaro di cosà¬Ã¢â‚¬Â¦
Secondo punto contestato dai legali della famiglia Tulliani è l’analisi grammaticale della frase “clients sister”. Sebbene sia vero che pignolescamente il genitivo sassone impone l’apostrofo tra la t e la s (client’s), e che il plurale lo vuole invece dopo la s (clients’), siamo di fronte ad un caso lampante di banale errore di scrittura. Quante volte abbiamo letto sms o mail di persone che, per troppa fretta, o poca voglia di faticare, si sono “mangiati” gli apostrofi.
Come dice l’avvocato De Vecchi – professionista affermata in Inghilterra – “dal testo della mail si evince che c’è un errore grammaticale, ma non possiamo farci nulla se il mittente non ha portato attenzione ad un apostrofo. Del resto anche i giudici del Regno Unito hanno avuto più volte a che fare con casi del genere, ma non vanno troppo per il sottile, quando il contenuto è chiaro. A loro non importa se qualcuno in una mail si ‘mangia’ un apostrofo, a loro importa solo appurare la verità ”.
E la verità dei fatti, checchè ne dicano i nostri detrattori, e gli avvocati della famiglia Tulliani, è scritta a chiare lettere sui documenti ufficiali che abbiamo pubblicato.
Il “client” è servito.
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