NAPOLI-CASTRIES: UN VIAGGIO DA 60 MILIONI – VALTER LAVITOLA
A partire dal 14 novembre 2009, da un conto di Miami partono cinque bonifici. Uno al giorno: il primo da 20 milioni di dollari, il secondo di 5, il terzo di 18, il quarto di 60 milioni e il quinto di 9 milioni. Per un totale di 112 milioni di dollari. Ma dove sono finiti tutti questi soldi? Esattamente nello stesso conto della stessa banca della stessa città in un cui sono finiti gli altri partiti da Amsterdam e di cui vi abbiamo raccontato ieri, ovvero nel conto delle Antille olandesi. Una coincidenza?Un altro elemento della nostra inchiesta è un incontro, avvenuto a Napoli in una casa di Posillipo, in data successiva a questi trasferimenti, tra i soci della compagnia costaricana, in cui decidono di effettuare un ulteriore investimento, acquistando una società di Haiti che si occupa di costruzioni (da pochi giorni c’era stato il terremoto che aveva mietuto circa 260mila vittime), una partecipazione in una banca di Santo Domingo e le partecipazioni di maggioranza in una società che si occupa del “controllo del regolare adeguamento alle norme sulla sicurezza degli autoveicoli” in Costarica. L’investimento totale ammonta a circa 60 milioni di euro (poi tramutati in dollari). La forma di pagamento è in contanti, trasportati di persona da tre rappresentanti della finanziaria (uno di Miami, uno di Napoli e uno olandese) con un aereo privato che parte da Napoli e dopo tre scali arriva a Santa Lucà¬a, l’isola caraibica divenuta improvvisamente famosa per la vicenda della casa di Montecarlo. I soldi vengono versati in due conti aperti in due banche differenti: la Caribbean Banking Corporation Ltd e la FirstCaribbean International Bank Ltd. I tre uomini cenano e pernottano all’hotel Calabash Cove e il giorno dopo ripartono. Un particolare non irrilevante è che il Calabash Cove, oltre ad essere una splendida struttura affacciata sul golfo di Castries, ha dei bungalow bellissimi, collocati in un luogo che garantisce la massima riservatezza. Sono andato a vederlo, ma senza alloggiarci, purtroppo. Anzi, quando tutta questa storia sarà finita (e quando non esisterà più il pericolo di un mandato di cattura internazionale nei miei confronti da parte del governo di Castries), spero di trascorrere qualche giorno di riposo con la mia famiglia in questo splendido angolo di Paradiso.Tornando all’inchiesta, le domande principali che ci siamo posti, durante questi mesi di duro lavoro, sono state: chi può avere esigenze di riciclare somme cosଠingenti, sembra in gran parte provenienti dall’Est Europa e dalla Russia? E quali sono le complicità di cui possono godere in America Latina per fare queste operazioni?Il nostro intento è quello di dare delle risposte a questi interrogativi, anche se, purtroppo, il grande clamore di questi giorni ha parzialmente compromesso la nostra inchiesta. Ma il nostro dna socialista ci impone di andare avanti, nonostante le difficoltà . A buon intenditor, poche parole: noi non ci arrendiamo.
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